Torna "I Padri Spirituali"

" Cenni biografici P. Giuseppe SCALELLA"


Nato a Montegiorgio (FM) un piccolo paese sulle colline del fermano, l’11 agosto del 1950. Da genitori mezzadri di un piccolo podere. La famiglia era molto povera ma ricchissima di umanità. Dopo Giuseppe, sono nati altri due fratelli e una sorella. La mamma gli ha insegnato la fede semplice, le feste, i suoi riti e le sue tradizioni, il Rosario nelle sere d’inverno intorno al fuoco, le preghiere e la benedizione che dava la sera prima di andare a letto e la cura che metteva nel prepararci alla domenica quando si andava a Messa.
Cose e semplici che hanno contribuito a formare in Giuseppe una fede vera, gioiosa. E' rimasto colpito della fede di sua madre. La vedeva spesso piangere per i problemi che affliggeva la famiglia ma non si arrendeva mai, mai delusa ma sempre forte, decisa e piena di speranza.
Dopo aver frequentato le scuole elementari, entrato nel seminario agostiniano di Cartoceto a Pesaro, desiderio voluto proprio da Giuseppe, perché Gesù, la Chiesa lo attraeva già a quell’età giovane. In più c’era l’esempio di umanità vera dei genitori e della gente che lo circondava e anche dei frati agostiniani che tenevano una parrocchia e che avevano un rapporto familiare con i genitori e gli altri parrocchiani.
Dopo qualche anno i genitori e i fratelli si sono trasferiti a Roma perché il padre aveva trovato lavoro come salariato presso una grande azienda agricola nella campagna della zona Nord. Intanto la vita da seminarista andava avanti, pur in mezzo a tante difficoltà, ma nessuna di esse gli ha impedito di proseguire nel cammino tra gli agostiniani.
A Cartoceto ha frequentato le scuole medie, e il ginnasio. Poi al 17° anno di età, arrivò la prima decisione importante: il noviziato.
Il noviziato è l’anno di prova, dopo il quale si fa la prima professione dei voti di povertà, castità e obbedienza. Così i superiori che seguivano Giuseppe lo mandarono per un anno a S. Gimignano vicino Siena. L’anno trascorse veloche che ecco arrivare la prima professione e entrò ufficialmente nell’Ordine Agostiniano.
Per il sacerdozio rimanevano ancora 8 anni, 3 di liceo e 5 di teologia, erano gli anni roventi del dopo ‘68 e del dopo Concilio che segnarono l’inizio di una dura crisi per l’Italia e per la Chiesa. La società voleva cambiare e nuove prospettive si affacciavano all’orizzonte. Tutto questo fermento di novità e di rinnovamento non lo hanno risparmiato, ci si è trovato dentro mettendolo a dura prova con la sua vocazione. Gli anni del liceo e della teologia sono stati durissimi non tanto per lo studio come lui tutt'ora afferma: "non sono mai stato un grande studioso ma me la sono sempre cavata egregiamente" ma per quanto piuttosto, per la situazione precaria che si viveva.
Ogni anno veniva trasferito in un luogo diverso a scapito di un orientamento e di una stabilità che per un ragazzo in formazione erano necessari. Vedeva tanti suoi confratelli lasciare l’Ordine e questo non era poco per sentire vacillare la vocazione.
Il Signore però gli è stato sempre vicino e le ha sempre messo accanto le persone giuste che lo hanno sostenuto e aiutato. Così grazie a loro ha potuto completare gli studi e arrivare all’ordinazione sacerdotale.
Lo aiutò molto in quegli anni l’esperienza della parrocchia agostiniana di Fano. È lì che ha cominciato a capire che significa essere pastore, padre.
Ricorda sempre con grande commozzione il giorno della sua ordinazione sacerdotale quando il Vescovo di Fano, Mons. Micci nell’omelia si soffermò sul significato di essere chiamato “padre” e cominciava così: “caro Peppe, tutti ti chiamano così… ma d’ora in poi tutti ti chiameranno ‘Padre Giuseppe’…”.
Così nel luglio del 1976 a 25 anni cominciò la sua nuova avventura. Ero fuori di se, entusiasta, tanto entusiasta di essere quello che è diventato. I primi quattro anni (dal 1976 al 1980) lo affidarono il Seminario minore. Il primo anno a Cartoceto, gli altri tre ad Amandola nel Fermano. Trasferito altri quattro anni (1981-85) a Tolentino come organista della Basilica di S. Nicola e come insegnante di religione al liceo classico “F. Filelfo”. In quei quattro anni per lui bellissimi, ha capito che il convento e la Basilica non erano luoghi adatti alla sua persona.
Nel 1985 un altro trasferimento fu mandato a Bologna, all’inizio come vice-parroco a S. Antonio di Savena, poi due anni dopo come Parroco. Ci rimase fino al 1995, l’anno in cui la Provincia agostiniana delle Marche restituì la parrocchia alla Diocesi. Rimasto a Bologna per altri cinque anni fino all’anno 2000, come vice-Parroco presso la parrocchia di S. Rita.
Bologna per lui è stata l’esperienza che gli ha permesso di maturare la fede. Il rapporto con una città viva come Bologna, con l’università e con l’allora Card. G. Biffi ha aperto orizzonti immensi della sua persona e della sua fede.
Nell’anno 2000 fu trasferito a Roma come vice-Parroco presso la parrocchia di S. Rita a Torbellamonaca. Non gli è stato facile, la diversità dall’ambiente bolognese era nettissima: passato da un ambiente culturalmente alto ad un ambiente molto più popolare e di estrema periferia. Ha scoperto nel tempo, però, la grandezza di quell’ambiente in cui ritrovava la semplicità e la ricchezza umana del suo paese d’origine. L’esperienza più bella è stata l’essersi trovato a costituire e a dirigere il coro polifonico con cui dopo appena sei anni si era arrivati a livelli altissimi sia nel canto corale come nei rapporti tra i coristi.
Sei anni dopo fu trasferito a Latina, una grande città dell’agro pontino. Lì fu mandato come Parroco nella parrocchia di S. Rita, sorta una trentina d’anni prima. Anche lì un’esperienza bellissima in una parrocchia da ritirare sù, soprattutto con i ragazzi e i giovani e con le giovani coppie. Restituita la parrocchia di Latina alla Diocesi nel 2012 è stato trasferito a Genova come Parroco, nella parrocchia della Consolazione, in pieno centro città.
Ci rimase quattro anni, fino al 2016, la parrocchia gestisce una sala cinematografica, con lo scopo di evangelizzazione e fare cultura nella città attraverso il cinema. È stata un’esperienza davvero esaltante, soprattutto quando si decise con i tanti volontari che ne curavano la gestione di fare il cinema nel carcere di Marassi. Un’esperienza unica a contatto con i detenuti che gli ha dato tantissimo.
Nel 2016 arriva un altro trasferimento, a Tolentino nel convento di S. Nicola. Il suo compito era quello di aiutare i padri nel lavoro che stavano facendo con i giovani. Poi il dramma del terremoto che ha praticamente, anche se non del tutto, bloccato il lavoro. È stato un anno durissimo e nel quale si è fatto davvero fatica a ritrovare il posto.
Nel 2017 la decisione dei superiori di trasferirlo a Milano presso la parrocchia di S. Rita come collaboratore delle innumerevoli attività e dove attualmente risiede.

Un suo pensiero:

"Debbo dire che in tutti questi trasferimenti e nelle sempre nuove esperienze che ho vissuto, ho sempre visto la mano provvidente di Cristo che mi guidava passo passo. È lui di fatto che mi ha voluto in tutti quei posti dove sono stato. E mi ha voluto non tanto per fare delle cose quanto per crescere io e diventare sempre più consapevole della destinazione ultima della mia vita. C’è un passaggio del Vangelo che mi ha colpito sempre, specie in questi ultimi anni (Luca 10, 17-20). È il momento in cui i discepoli ritornano dalla missione che Gesù aveva loro affidato e raccontano i prodigi che avvenivano per mezzo loro. Gesù però ad un certo punto li ferma e dice: “Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Cioè come a dire: “rallegratevi soprattutto perché siete stati scelti”.